domenica 11 gennaio 2015

Alla fiera dell'Est (una favola)

I bimbi escono dalla scuola, avviluppata d'impalcature, festanti.
Solo una bambina con indosso un piumino rosa si guarda attorno piangendo.
< Perché piange? > chiede il viaggiatore.
< Suo fratello non è arrivato a prenderla in orario >
Una cosa normale, da bambini.
Ma la bambina si chiama Ula, è una rifugiata Siriana e il ritardo del fratello potrebbe voler dire che è stato 'preso'.

< Ognuno di noi 'refugees' prima o poi è stato preso...arrested >
spiega Ahmed al viaggiatore.
Conoscendo l'Inglese, ad Ahmed capita di fare da guida e traduttore per stranieri.
E' un bel tipo, dai capelli lunghi.
A soli 29 anni collabora a progetti informatici ed ingegneristici contro il governo di Assad.
Si comporta in un modo che non ci si aspetterebbe da parte di un musulmano, qui.
Parla molto di donne.
Parla troppo di donne, in realtà, e dopo il terzo appuntamento mancato e la sesta inversione di marcia perché non ricorda le strade della città in cui vive, il viaggiatore vede rombare un groviglio nel fondo dei suoi occhi scuri e si chiede
< Mio dio, cosa è successo a quest'uomo? >

< Dio, Allah è grande, ci perdonerà se beviamo una Efes >
Mehmet invece è turco, da 3 anni gestisce un locale frequentato da giovani universitari.
Mentre si gioca a Tavla, la TV trasmette videoclip di cantanti pop.
E' ospitale con i clienti e se il viaggiatore ci familiarizzerà, Mehmet offrirà del çay e scorrendo tra le foto sullo smartphone mostrerà la sua ragazza, la cagnolina 'Karamel', il tribale che ha tatuato sul braccio e i corpi dei guerriglieri Curdi che ha freddato con un fucile di precisione quando era nell'esercito.

Anche Muhammed offre del çay al viaggiatore, nonostante viva in un campo profughi, dove 50cl d'acqua è la razione giornaliera con cui dissetare 4 persone.
Certo, per i 'Fratelli Musulmani', che gestiscono l'arrivo degli aiuti umanitari nei campi, la razione è ben diversa.
Si appropriano dei viveri distribuendoli a proprio piacimento, e rivendendoli in parte al mercato nero.
Muhammed è uno di loro? Di questi saccheggiatori?
O si sta privando dell'indispensabile per ospitalità?
Non importa, qui sul 'Border' bisogna sospettare di tutti.

Bisogna sospettare anche di una persona di cuore come Bashir.
Bashir è un pacifista puro, pertanto è inviso sia al regime sia ai ribelli.
Nonostante mille confidenze, un invito e una promessa, il viaggiatore ha paura di andare a trovarlo dove alloggia, avendo intuito che Bashir è ospitato da un gruppo di integralisti.
In un viaggio il cui scopo era portare un sorriso ai bambini, questo abbandono è il momento della sconfitta.
Perché chi in questi posti crede con tale intensità alla pace, non può essere che un bambino.

Di un bambino ormai Amjad ha solo l'aspetto.
Ha perso tutti, e passa le giornate nei pressi del Şehir Merkezi, cercando di elemosinare qualche Lira Turca per sopravvivere.
Avesse qualche anno in più, potrebbe trasformarsi da paria a privilegiato militando per uno qualsiasi dei vari schieramenti.
Un gruppo di anziani dediti al Keyif seduti in una minuscola saletta spoglia e intonacata di grigio, con al centro una stufa, lo attraversano con lo sguardo, sorseggiando le loro bevande calde.

Con sguardo ottuso, due montoni si prendono a cornate, di fronte a un moderno supermercato.

Il viaggiatore scatta una foto, che porterà verso il tramonto.


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