sabato 9 agosto 2014

Il ladro dell'universo


C'era una volta 
un ladro senza importanza, un tombarolo, per la precisione, un piccolo  ladro buono solo a rubare a persone indifese, nella fattispecie ai morti.
Durante uno dei suoi scavi solitari, presso le pendici di un declivio prospiciente un tempio Greco, il terreno si aprì sotto i colpi del suo strumento lasciando scoperto l'accesso ad un cunicolo.
Il ladro si avventurò speranzoso all'interno del tunnel, con la sensazione che stavolta avrebbe trovato qualcosa di più di qualche moneta o di cocci sbreccati d'anfora.
Il percorso sotterraneo si estendeva per centinaia di metri, tanto che il tombarolo ebbe tempo e modo di fantasticare fosse uno di quei passaggi ctòni che secondo alcune leggende conducono rapidamente da un luogo all'altro del globo. 
Immaginarsi la sorpresa del ladruncolo quando varcando la soglia di un'enorme cripta, vide confermata la natura misteriosa del passaggio.
La cripta, dall'insolita pianta sferica, presentava scaffalature in pietra a cerchi concentrici, nelle quali erano disposte ordinatamente migliaia di piccole sfere di colore simile al nero.
Non proprio nere, si trattava di un colore diverso, che si sarebbe potuto dire "inconoscibile",  e diverso in maniera impercettibile da sfera a sfera.
Osservando meglio, le sfere non poggiavano neanche sulle mensole incavate nella roccia, ma levitavano, vibranti di energia.
Il ladro fu preso da spavento, e quasi pensò di tornare sui propri passi dimenticando quel luogo stregato, ma d'un tratto qualcosa gli passò per la mente: l'impressione che forse per una volta avrebbe potuto concludere qualcosa di più di ciò cui l'aveva abituato la propria piccola vita.
Si avvicinò alle sfere, esaminandole con lo sguardo, senza azzardarsi a toccarle.
Alcune emanavano sensazioni positive, altre erano inavvicinabili anche alla vista, tanto trasudavano malessere, quasi fossero un condensato di malvagità, violenza, panico.
Dietro alcune sfere, cavità circolari da cui filtrava aria, lasciavano intuire altri spazi, simmetrici alla cripta.
Il ladro si fece coraggio, e provò a sfiorare una sfera; come lo fece, il pensiero di sua moglie gli esplose in testa, con la forza dei tempi in cui si erano conosciuti e amati nei primi anni.
La stanza sembrava odorare dei capelli di lei.
Il ladro sperimentò il contatto con un'altra sfera, e stavolta provò a spostarla, ma quest'ultima, sebbene non più grande di un pugno, pesava troppo per poter pensare di prenderne più di una sola.
Non sapendo quale manufatto trafugare, il ladro si tappò gli occhi, fece dei giri in tondo su se stesso – gli sembrava di sentire delle voci – e si diresse alla cieca verso una sfera tra quelle che emanavano sensazioni di benessere.
Aprì gli occhi e la prese in mano: la sensazione che trasmetteva è che le cose sarebbero andate bene.
Con fatica, la disinserì dalla scaffalatura incavata nella uber-sfera della cripta.
Si udì un clangore secco, come di un meccanismo che s'inceppa, che rimbombò forte nella cavità e propagò il proprio eco nelle altre stanze.
Il cuore del ladro sobbalzò.
Dopo alcuni istanti interminabili, constatò che non succedeva nulla, pertanto caricò la sfera nella sacca e si avviò a ritroso nel cunicolo, caricandosi le spalle del pesante reperto.
Era proprio un piccolo ladro, a pensare alla propria pancia e ai benefici dell'eventuale vendita di un singolo pezzo, piuttosto che a quelli che avrebbe portato condividere l'incredibile scoperta con gli altri.
La via del ritorno era faticosa, gravata com'era dal peso e dall'affanno derivato dalla magica situazione.
Proseguendo lungo il tunnel, il ladro si accorse che la strada era differente da quella percorsa all'andata.
Inoltre, non avvertiva più alcuno sforzo fisico.
Il ladro si fermò, in preda al panico.
Quand'ecco, una voce ruppe il silenzio:
< Ladro! >
< Chi..chi parla?! >
Una creatura umanoide, dal volto sferico, si parò davanti al tombarolo.
Il viso dell'essere, ad un esame più accurato, sembrava composto da miliardi di microscopici altri volti, come una sorta di assurdo atomo puntinista.
< Io sono il Demiurgo >
Il ladro, tremante di terrore < Il...cosa? >
< Il Demiurgo: il direttore dell'Archivio delle Idee, se preferisci >
Il ladro non capiva più nulla.
< Il mio ufficio, l'Iperuranio, è il luogo dove sono archiviate tutte le pure idee che sono alla base dell'universo che tu conosci >
< Ma che significa? >
< Significa che hai combinato un bel pasticcio: quella che hai rubato è l'idea di Giustizia >
< L'idea di Giustizia? Che significa? Non ci sarà più giustizia nel mondo? >
< Se ragionassimo in ottica umana, questa sarebbe un'ottima deduzione per una persona nella tua situazione di spaesamento.La questione è un po' più complessa: le idee sono tutte collegate tra loro, e l'una non può fare a meno dell'altra.Sottraendo l'idea di Giustizia, è come se avessi inceppato l'intero ingranaggio. Tu hai trafugato l'idea di Giustizia, ma le conseguenze si riflettono sulle altre idee, anche all'apparenza distanti, come quella di 'Solitudine', o quella di 'Uomo', difatti, ahinoi, anche tu vai scomparendo, piccolo ladro >
< Ma...ma è impossibile! > esclamò quest'ultimo, realizzando di star diventando immateriale.
< Fermo! La rimetto subito a posto > gridò, cercando di tornare sui propri passi.
< Non importa, faccio prima a ricreare tutto da capo, dopo tanti milioni di anni l'archivio era davvero in disordine, e le cose non funzionavano poi tanto bene, ad essere sinceri.
Ho giusto in mente delle idee per delle NUOVE IDEE >.
Il ladro, ormai inconsistente, si ammutolì.
Le parole non uscivano, essendo compromesse le idee che avrebbero dovuto generarle.
La trasparenza che aveva preso il posto del ladro avrebbe pianto dalla disperazione, ma com'è ovvio non c'era più né l'idea della disperazione, né tantomeno quella delle lacrime.
Infine, non ci fu più neanche 
il ladro che una volta c'era.

E questo è esattamente ciò che scriverò sulla mia dichiarazione dei redditi di quest'anno.



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