Simone Danieli, destandosi un mattino da
sogni agitati, trovò il cazzo di un altro al posto del proprio.
Non che il cazzo apparisse diverso: nell’inquadratura soggettiva del risveglio, campeggiava in un’erezione
mattutina con lo stesso aspetto di sempre, di una lunghezza che aveva sempre
ritenuto soddisfacente - stando alle misurazioni adolescenziali con un metro da
sarta - lievemente curvo verso il basso e con un neo sul frenulo, persino
quello al suo posto.
Lo tastò delicatamente, cercando di capire
il perché di questa sensazione di estraneità.
Di fianco a lui, le coperte recavano
ancora lo stampo stropicciato di Chiara, alzatasi presto per l’ennesimo
colloquio di lavoro.
Il tatto sembrava funzionare in modo
unilaterale, le dita percepivano la consistenza di quel pezzo di carne
indurito, ma dal canto suo il pene non avvertiva in pieno lo sfioramento, come
fosse “sfasato”.
La sindrome dell’arto fantasma, piuttosto
nota, è una patologia per la quale si continua a percepire la presenza di un
arto amputato, in questo caso, al contrario, Simone percepiva come amputata una
struttura fisica esistente.
La sensazione continuò a protrarsi per
tutta la giornata, in particolare durante la minzione, fino al rientro di
Chiara, sulla porta della loro casetta, armata d’un sorriso spossato.
Simone non accennò alla cosa né durante la
cena, né mentre raccontavano la giornata a vicenda, né a letto, dove crollarono
di fronte ad un film, con la curiosità di sapere cosa avrebbe provato facendo
l’amore sconfitta dalla paura di scoprirlo.
Sbolliti i furori dei primi mesi di frequentazione,
da quando avevano iniziato a convivere, poteva succedere che vinti dalla
stanchezza di certe giornate la sera non si facesse sesso, non ci fu bisogno di
inventare scuse.
Simone finse di cadere addormentato, gli
occhi chiusi a mascherare una veglia agitata, elettrica e nera, durante la
quale pensò e pensò, elaborando teorie secondo le quali il suo membro era
situato in un nodo tra le infinite dimensioni, dov’era avvenuto uno “scambio di
fase” tra due Simone quasi del tutto identici, se non in alcuni dettagli.
Magari il fallo del Simone dell’altra
dimensione, diversamente dal proprio, aveva conosciuto l’interno caldo di
quella barista dark di cui entrambi loro si erano invaghiti all’età di 18 anni.
Nelle poche ore di sonno, sognò di
possederla.
Si svegliò con un vago senso di colpa: era
davvero innamorato di Chiara, che lo aspettava in sala, col viso mezzo coperto
da una grossa tazza gialla fumante.
Da mesi ormai aveva messo a riposo la
consueta fregola nei confronti delle altre donne.
Alternarono dialoghi, sorrisi, effusioni,
perlopiù normali, privi di epifanie.
Quando Chiara uscì di casa, Simone mise in
atto il geniale piano architettato sotto il consiglio della notte.
In un inedito uso sperimentale della
masturbazione, con l’ausilio di alcuni video porno, indusse il cazzo alieno a
venire.
Lo stimolo meccanico funzionò, ed anche le
sensazioni fisiche furono le solite, ma il piacere pareva essere da un’altra parte.
Stare concentrato sulle proprie
sensazioni, però, portò Simone ad accorgersi che da molto tempo non viveva un
momento solo suo.
E’ una piaga dei nostri tempi di <c’è
la Crisi>, il fatto che esistano adulti precari nel lavoro e nell’amore, che
attraversano la vita passando da una relazione all’altra senza aver mai vissuto
una convivenza con un partner.
Uno di questi è proprio Simone, abituato a
un’indipendenza tale da aver sviluppato un individualismo così spiccato, che persino
il non poter ascoltare più la sua musicaccia noise ad alto volume gli appariva
come un’intollerabile violenza verso la propria personalità.
Negli ultimi tempi spesso erano queste
privazioni, questi piccoli grandi compromessi, gli argomenti dei suoi
ragionamenti ma ora entrò in bagno per sciacquarsi impensierito da ben altre
faccende.
Mentre si strofinava il glande, guardò
verso l’ampio specchio sopra il rubinetto del lavandino e non si riconobbe.
Rimase inerte a fissare lo sconosciuto
impugnargli contro un uccello ammosciato, mentre l’acqua continuava a
scrosciare.
Chi è questa copia di me? Pensò.
L’individuo allo specchio era in tutto e per
tutto identico all’originale, non fosse per qualcosa nello sguardo fisso, non
tanto vacuo quanto inconoscibile.
Quella sera Chiara attirò con le gambe il
corpo di Simone.
Stavolta la penetrò in modo violento, ingelosito
nel vedere la propria donna posseduta da colui che portava dentro di sé.
A metà settimana, Simone ricevette la
chiamata da una casa di produzione per alcune giornate di lavoro come fonico,
sul set di uno spot da girare in Emilia Romagna.
In genere queste trasferte erano una buona
occasione per spezzare un po’ la routine - dolce, ma pur sempre routine - della
vita domestica.
Stavolta, magari, il cambio d’aria e i
ritmi frenetici del set lo avrebbero distratto dal tormentarsi la mente col
convitato di pietra che in lui dimorava.
< Forse quel famoso ricambio cellulare
che secondo alcuni avviene ogni 7 anni non è graduale, ma succede da un giorno
all’altro, e il percepirsi diversi è
un effetto che a qualcuno può capitare >
< E’ possibile che il cambiamento nello
stile di vita dato dalla convivenza solleciti anche il rinnovamento cellulare, rendendo
necessario una fase di assestamento > fantasticava invece, seduto sulla
poltrona del Frecciarossa, sancendo l’illusorietà delle aspettative covate nei
giorni precedenti.
< Magari è più semplice, e quando ci doniamo, ciò che resta è un altro >
Cercò di mettere da parte queste
elucubrazioni, mentre scendeva a Bologna, cercando con lo sguardo il runner
inviato dalla produzione.
L’autista avrebbe dovuto individuarlo con
facilità per via dei borsoni pieni di attrezzatura tecnica.
Un giovane biondo, dallo sguardo vispo, si
avvicinò
< Simone? >
< Sì, sono i…>
Lo sferragliare di un treno in transito,
per alcuni secondi ingoiò ogni suono.
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