mercoledì 15 giugno 2016

Alter ego


Simone Danieli, destandosi un mattino da sogni agitati, trovò il cazzo di un altro al posto del proprio.
Non che il cazzo apparisse diverso: nell’inquadratura soggettiva del risveglio, campeggiava in un’erezione mattutina con lo stesso aspetto di sempre, di una lunghezza che aveva sempre ritenuto soddisfacente - stando alle misurazioni adolescenziali con un metro da sarta - lievemente curvo verso il basso e con un neo sul frenulo, persino quello al suo posto.
Lo tastò delicatamente, cercando di capire il perché di questa sensazione di estraneità.
Di fianco a lui, le coperte recavano ancora lo stampo stropicciato di Chiara, alzatasi presto per l’ennesimo colloquio di lavoro.
Il tatto sembrava funzionare in modo unilaterale, le dita percepivano la consistenza di quel pezzo di carne indurito, ma dal canto suo il pene non avvertiva in pieno lo sfioramento, come fosse “sfasato”.
La sindrome dell’arto fantasma, piuttosto nota, è una patologia per la quale si continua a percepire la presenza di un arto amputato, in questo caso, al contrario, Simone percepiva come amputata una struttura fisica esistente.
La sensazione continuò a protrarsi per tutta la giornata, in particolare durante la minzione, fino al rientro di Chiara, sulla porta della loro casetta, armata d’un sorriso spossato.
Simone non accennò alla cosa né durante la cena, né mentre raccontavano la giornata a vicenda, né a letto, dove crollarono di fronte ad un film, con la curiosità di sapere cosa avrebbe provato facendo l’amore sconfitta dalla paura di scoprirlo.
Sbolliti i furori dei primi mesi di frequentazione, da quando avevano iniziato a convivere, poteva succedere che vinti dalla stanchezza di certe giornate la sera non si facesse sesso, non ci fu bisogno di inventare scuse.
Simone finse di cadere addormentato, gli occhi chiusi a mascherare una veglia agitata, elettrica e nera, durante la quale pensò e pensò, elaborando teorie secondo le quali il suo membro era situato in un nodo tra le infinite dimensioni, dov’era avvenuto uno “scambio di fase” tra due Simone quasi del tutto identici, se non in alcuni dettagli.
Magari il fallo del Simone dell’altra dimensione, diversamente dal proprio, aveva conosciuto l’interno caldo di quella barista dark di cui entrambi loro si erano invaghiti all’età di 18 anni.
Nelle poche ore di sonno, sognò di possederla.
Si svegliò con un vago senso di colpa: era davvero innamorato di Chiara, che lo aspettava in sala, col viso mezzo coperto da una grossa tazza gialla fumante.
Da mesi ormai aveva messo a riposo la consueta fregola nei confronti delle altre donne.
Alternarono dialoghi, sorrisi, effusioni, perlopiù normali, privi di epifanie.
Quando Chiara uscì di casa, Simone mise in atto il geniale piano architettato sotto il consiglio della notte.
In un inedito uso sperimentale della masturbazione, con l’ausilio di alcuni video porno, indusse il cazzo alieno a venire.
Lo stimolo meccanico funzionò, ed anche le sensazioni fisiche furono le solite, ma il piacere pareva essere da un’altra parte.
Stare concentrato sulle proprie sensazioni, però, portò Simone ad accorgersi che da molto tempo non viveva un momento solo suo.
E’ una piaga dei nostri tempi di <c’è la Crisi>, il fatto che esistano adulti precari nel lavoro e nell’amore, che attraversano la vita passando da una relazione all’altra senza aver mai vissuto una convivenza con un partner.
Uno di questi è proprio Simone, abituato a un’indipendenza tale da aver sviluppato un individualismo così spiccato, che persino il non poter ascoltare più la sua musicaccia noise ad alto volume gli appariva come un’intollerabile violenza verso la propria personalità.
Negli ultimi tempi spesso erano queste privazioni, questi piccoli grandi compromessi, gli argomenti dei suoi ragionamenti ma ora entrò in bagno per sciacquarsi impensierito da ben altre faccende.
Mentre si strofinava il glande, guardò verso l’ampio specchio sopra il rubinetto del lavandino e non si riconobbe.
Rimase inerte a fissare lo sconosciuto impugnargli contro un uccello ammosciato, mentre l’acqua continuava a scrosciare.
Chi è questa copia di me? Pensò.
L’individuo allo specchio era in tutto e per tutto identico all’originale, non fosse per qualcosa nello sguardo fisso, non tanto vacuo quanto inconoscibile.
Quella sera Chiara attirò con le gambe il corpo di Simone.
Stavolta la penetrò in modo violento, ingelosito nel vedere la propria donna posseduta da colui che portava dentro di sé.

A metà settimana, Simone ricevette la chiamata da una casa di produzione per alcune giornate di lavoro come fonico, sul set di uno spot da girare in Emilia Romagna.
In genere queste trasferte erano una buona occasione per spezzare un po’ la routine - dolce, ma pur sempre routine - della vita domestica.
Stavolta, magari, il cambio d’aria e i ritmi frenetici del set lo avrebbero distratto dal tormentarsi la mente col convitato di pietra che in lui dimorava.
< Forse quel famoso ricambio cellulare che secondo alcuni avviene ogni 7 anni non è graduale, ma succede da un giorno all’altro, e il percepirsi diversi è un effetto che a qualcuno può capitare >
< E’ possibile che il cambiamento nello stile di vita dato dalla convivenza solleciti anche il rinnovamento cellulare, rendendo necessario una fase di assestamento > fantasticava invece, seduto sulla poltrona del Frecciarossa, sancendo l’illusorietà delle aspettative covate nei giorni precedenti.
< Magari è più semplice, e quando ci doniamo, ciò che resta è un altro >
Cercò di mettere da parte queste elucubrazioni, mentre scendeva a Bologna, cercando con lo sguardo il runner inviato dalla produzione.
L’autista avrebbe dovuto individuarlo con facilità per via dei borsoni pieni di attrezzatura tecnica.
Un giovane biondo, dallo sguardo vispo, si avvicinò
< Simone? >
< Sì, sono i…>

Lo sferragliare di un treno in transito, per alcuni secondi ingoiò ogni suono.