giovedì 14 settembre 2017

VIVE LA FIN!


                          Ipse dixit et facta sunt. Ipse mandavit et creata sunt


Non sono paranoico come pensa Laetitia.
Semplicemente, come S.Giovanni, ho avuto il dono della visione.
Poi, si tratta solo di collegare segni ed eventi, come i puntini nel gioco della settimana enigmistica.
E scoprire che Tutto è marcio.

All’inizio credevo che la mia partenza per un non ancora precisato ruolo impiegatizio presso la Commissione Europea a Bruxelles ricadesse nell’ormai usuale copione: ”fuga di cervelli” dall’Italia.
A pensarci ora, in realtà, mi accorsi di respirare un’atmosfera diversa già scendendo dal bus che collega l’aeroporto Charleroi con la stazione Bruxelles – Midi.
I palazzi di ferro, vetro e cemento, tagliando il cielo secondo rigide geometrie assolutiste, creavano come una qualità differente dell’aria.
Al contrario di ciò che potrebbe esser dato pensare, l’urbanistica non sempre è espressione di un popolo; come ho avuto modo di capire, a volte essa è pianificata dall’oligarchia al potere per condizionare in modo imperscrutabile ed esoterico l’umore degli abitanti.
L’aria del Belgio aveva il sapore di un destino.

I primi tempi trovai una stanza nell’appartamento di François: un mio caro amico di Avignone che avevo conosciuto durante il mio Erasmus a Parigi e che adesso lavorava come documentarista in Belgio.
Avendo dimestichezza con la lingua francese, legai da subito anche con i simpatici artistoidi con cui condivideva l’affitto dell’appartamento: Justine, una conturbante fotografa ventiseienne e Jan, studente di pittura all’Académie, che tirava avanti lavorando come commesso in un piccolo supermercato.
Grazie alla loro frequentazione, non dovetti rimpiangere più di tanto l'esser costretto a congelare ciò che avevo appreso durante i miei studi umanistici per occuparmi di tutt’altro tipo di mansioni.
Passavo così giornate in ufficio a familiarizzare con i miei nuovi compiti lavorativi e serate di chiacchiere innaffiate da ottime birre locali.

Gli incubi sono iniziati un sabato.
Non dovendo lavorare, avevo approfittato per visitare il Musee des Beaux Art, prendendomi il tempo dovuto per ammirare sia i capolavori fiamminghi sia le opere moderne e contemporanee.
La sera, nonostante le proteste dello scettico François, insistetti per mangiare qualcosa di “tipico” in uno tra le decine di ristoranti gestiti da stranieri nelle vie laterali alla Grand Place.
Mangiammo delle non entusiasmanti Moules et Frites (cozze e patate fritte) accompagnate da moltissima birra.
Attraversammo la Piazza già un po’ brilli, senza soffermarci sulla bellezza che la fece decretare ‘Patrimonio dell’Umanità’ dall’UNESCO. 
Tanto meno notai il volenteroso tentativo di mettere un sigillo al Male apponendo in cima alla torre gotica dell’Hotel De Ville, una statua dell’Arcangelo Michele che affronta il Drago dell’Apocalisse.
Altre birre in un pub anarchico in pieno centro, stretti da una fauna colorita, bevuta e fumante di vagabondi, puttane e bohémien.
Perdendoci a discorrere di bizzarrie con dei ragazzi, François tenne banco parlando del regista Jan Bucquoy, dei movimenti anarchici in Belgio, della programmazione d’essai del ‘Cinema Nova’, ma la cosa che mi suggestionò di più fu il racconto di un ragazzo gay spagnolo su un “fosso” (non ho mai capito cosa fosse, per via del gap linguistico) sito proprio davanti al Palais Real e noto luogo di lussuria per uomini dello stesso sesso.
A stridere era questa prossimità tra la massima istituzione e l’ambiguo luogo d’appuntamenti; ormai ubriachi, con François ridemmo molto sull’eventualità di “cadere nel fosso” e venire assaliti da un’orda di omosessuali.
Io ripensai tra me e me alle assurde esternazioni del ministro leghista italiano Calderoli:
< Andremo a Bruxelles noi padani, porteremo un po' di saggezza della croce a quel popolo di pedofili! >.
All’epoca mi domandai il perché di questa rozza uscita sui pedofili; che cos’era successo in Belgio? Un fatto di cronaca…il “mostro di Marcinelle”…non ricordavo bene la vicenda.

Quella notte, sognai di essere nei pressi del Palazzo Reale, in una stasi animata simile a quella dei dipinti di De Chirico visti nel pomeriggio.
Da dentro l’edificio, provengono lontani suoni di stoviglie e brusio di convitati, come si stesse tenendo un banchetto di gala.
Nel sogno ho necessità di orinare, perciò cerco un anfratto addentrandomi in una sorta di buio parco antistante, con lo sguardo puntato al suolo per non inciampare sul terreno sconnesso.
D’un tratto, con quello che al cinema è chiamato ‘effetto Vertigo’, i miei occhi prendono coscienza di una voragine conica a terrazze molto profonda.
Il fosso.
Su ogni terrazza, sdraiati sulla fanghiglia, uomini nudi, dallo sguardo ipnotizzato.
In fondo, nell’occhio del gorgo, sta un groviglio di corpi nudi accatastati gli uni sugli altri come nei campi di sterminio nazisti; una sorta d’orgia di massa, ma dall’aspetto mortifero più che sessuale.
Gli uomini sulle terrazze si gettano al centro, sul “Maelstrom” di carni furenti, mentre altre persone, da altre direzioni, convergono.

Mi svegliai sudato e corsi in bagno, cercando di non pensare all’osceno mucchio di membra.
Da principio imputai il sogno d’angoscia al mix di mitili, frittura e birre ad alta gradazione.
Tuttavia, da quel giorno, con frequenza sempre maggiore, gli incubi continuarono a presentarsi, secondo uno schema fisso che univa strascichi diurni a tematiche che potrei definire escatologiche.

Non nascondo che iniziai a provare paura vera e propria, quando mi resi conto che i miei sogni erano una sorta di trasposizione meno visionaria - oserei dire moderna e medio borghese - dei deliri dipinti nel quindicesimo secolo da Hieronymus Bosch.
Così, mentre le giornate trascorrevano in una sorta di routine un po’ schizoide tra i doppiopetto nei palazzi del potere durante il giorno e aperitivi o serate a suon di birre trappiste, nel sonno mi capitava di vedere un arcangelo Michele di plastica lottare contro le schiere d’angeli ribelli, o l’Atomium visitato il pomeriggio deflagrare in un fungo atomico, le torri della legge prendere le fattezze della Torre di Babele e la presenza costante d’uomini nudi e ridanciani trasformare la capitale belga in una sorta di “paese della cuccagna”.
Per non parlare della presenza più perturbante in assoluto: il Mannequin-Pis, il bimbo orinante assurto a simbolo cittadino.
Nei miei sogni il bambino bronzeo è vivo, viscido, e ostenta in modo provocatorio il piccolo pene, tanto da farmi svegliare con addosso una terribile sensazione di sporco.
Le mie ricerche bibliotecarie non hanno fornito alcuna spiegazione credibile (documentata) al fatto che una cittadina abbia tra i propri simboli un bimbo nudo che orina.
< Simbolo dell’indipendenza di spirito degli abitanti di Bruxelles >. Mah.
                    

< porteremo un po' di saggezza della croce a quel popolo di  
   pedofili! >  

Ogni mattina in Rue de La Loi osservo con la stessa inquietudine i militari con i fucili mitragliatori che presidiano le strade e le statue bronzee di ragazzine adolescenti dai seni appena accennati ai piedi del palazzo in cui lavoro.
All’interno, assieme ad un team capitanato da un anziano, serafico funzionario, mi occupo di valutare progetti, e decidere quali finanziare.
Potrebbe sembrare un impiego neutrale, ma non c’è niente di più impattante sul mondo quanto decidere dove muovere un flusso di denaro.
Il battito d’ali di una farfalla provoca un uragano dall’altra parte del mondo.

Ora, sono giunto alla conclusione che tutto é collegato.
La teoria dei 6 gradi di separazione non è applicabile solo alle persone, ma a qualsiasi cosa.
Basta trovare le connessioni.
Ad esempio, prendiamo la Sezione Aurea, la Torah, la sequenza numerica di Fibonacci, lo sviluppo delle celle di un alveare, l’andamento delle borse, i frattali: ci sono abbastanza collegamenti per creare una storia (e il regista Darren Aronofsky l’ha fatto, col bellissimo film “ Pi “).
Il fascino morboso esercitato oggi dai social network  offre un’evidenza topografica, ancorché virtuale, a quest’ansia di connessione globale.
Gli angeli ribelli, la torre di Babele, la conoscenza universale Faustiana, la NATO, la UE, le banche, le multinazionali, Facebook, l'NSA, il terrorismo islamico.
Un serafico superiore il cui nome compare in un dossier sulla pedofilia.
Ecco servita un’altra storia.

La gran parte delle volte, l’orrore è sotto gli occhi di tutti, secondo il principio ben espresso nel racconto “ La lettera Rubata “ di Edgard Allan Poe.
E’ per questo principio che nessuno, a Bruxelles, si accorge che un palazzo, svettante all’orizzonte cittadino, diffonde segnali subliminali in forma matematica, facendo lampeggiare le finestre con luci colorate seguendo un’alternanza ben precisa, né che la pianta del Parco di Bruxelles antistante il Palazzo Reale vista da Googlearth ha una forma che richiama in modo inequivocabile un compasso

L’Arcangelo Michele, patrono della città, vigila inutilmente, mentre forze oscure eleggono la capitale del Belgio come sede dei più potenti organismi transnazionali occidentali.
Basta vivere poco tempo nella città per capire; l’atmosfera cosmopolita, le distanze brevissime da altre capitali Europee: Bruxelles è fisicamente il centro dell’Europa.

Anche i depistaggi delle mie ricerche bibliografiche non hanno nulla di sinistro, bensì il sapore dolce di un gaufre: la mia distrazione ha gli occhi azzurri, si chiama
- come dicevo - Laetizia, ed è molto più giovane di me.
L’ho conosciuta al Pub “Delirium Tremens” in una serata alticcia per entrambi.
Da allora il mio tempo libero resiste a malapena agli attacchi di quest’adorabile ninfetta e al suo palinsesto giovanilistico, che assecondo, ringiovanendo per un po’.
Le volte in cui mi stordisco con lei, di sesso, birre e hascisc, riesco anche a sopire i sogni.

Per fortuna, ma forse dovrei dire purtroppo, è arrivata tardi, quando ormai virtualmente avevo tutti gli elementi per ricomporre il puzzle.
Ora, affinché possiate giungere alle mie stesse conclusioni con naturalezza, trascrivo dal mio diario un paio di stralci relativi ai miei studi privati.
Il primo riguarda


Il Caso Dutroux

Il 12 agosto del 1996 viene arrestato l’elettricista Marc Dutroux, pedofilo e omicida che dal 1985 al 1996 ha agito indisturbato in Belgio e con ogni probabilità nell’Est Europeo.
Tra i delitti accertati, almeno 4 bimbe sequestrate, seviziate e uccise, e due bimbe strappate vive per miracolo dalla prigionia nella casa dell’orco.
“ Il mostro di Marcinelle”, nonostante una condanna a 13 anni di reclusione per sequestro e stupro di minorenni inflittagli 7 anni prima, ha commesso i suoi orrendi crimini godendo di libertà per buona condotta (per grazia dall’alto).
E’ la prima di tante tessere fuori posto in questa vicenda oscura, dove finiscono invischiate le istituzioni della nazione, fino a giungere alla Casa Reale.
Jean-Marc Connerotte, il magistrato cui venne affidato il caso, ha denunciato più volte i tentativi di insabbiare l’inchiesta da parte della polizia stessa, attraverso silenzi, inadempienze e depistaggi veri e propri.
Connerotte, dopo un'accesa battaglia con gli alti ufficiali della Gendarmerie, venne destituito dall’incarico, scatenando la protesta della popolazione belga, che marciò (invano) nella più grande manifestazione che si sia mai vista in Belgio.
Le proporzioni dell’indagine si erano d’altronde intuite, già nella settimana successiva all’arresto, nella quale la polizia incarcerava altre sette persone, tra cui Georges Zicot, ispettore nella polizia di Charleroi, accusato d’associazione a delinquere e falso nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Bernard Weinstein, pedofilo complice di Dutroux e da questo giustiziato, poiché aveva lasciato morire di fame due bimbe loro prigioniere.
Viene subito arrestata la moglie di Dutroux, Michele Martin, accusata di aver filmato gli stupri del marito, in cui comparivano «altre persone non identificate» mentre seviziavano bambini di non più di dieci anni.
Le autorità non fecero mai serie indagini per stabilire l'identità delle persone riprese.
Viene arrestato un tossico, Michel Lelièvre, come complice.
Il personaggio più compromettente coinvolto nel processo però, è l’imprenditore Marc Nihoul, sospettato di essere il tramite per un traffico di minorenni tra il mostro e alte sfere istituzionali.
Addirittura l’affare sembra avere diramazioni internazionali.
Il pedofilo Dutroux non è un caso isolato, ma appare come il “braccio armato” di una rete di criminali infiltrata ad ogni livello sociale.
Una rete criminale che procaccia minorenni a membri dell’alta società dediti ad orge, perversi baccanali dove gli innocenti sono seviziati e uccisi.
Qualcosa d’analogo a ciò che è accaduto in Italia col “Mostro di Firenze”.
Anche lì i mostri erano più d’uno; anche lì reticenze, inadempienze, depistaggi, uccisioni, persino.
Anche lì rimase insoluta la questione sui “mandanti occulti”, personaggi dell’alta società dediti a riti satanici e bisognosi d’omicidi e feticci strappati ai corpi.
Ma torniamo a Dutroux.
Non è questa la sede per ripercorrere il numero e il tipo d’ostacoli verso l’inchiesta: il poliziotto che sente i lamenti delle bimbe prigioniere e frettolosamente va via, le incredibili lungaggini del Giudice Istruttore e la sua mano lieve verso Dutroux - seguito da un team di quattro prestigiosi avvocati foraggiati da committenti misteriosi -, la rimozione del poliziotto che ha denunciato le irregolarità nell’inchiesta - una tra molte rimozioni, condite da processi, infamie, minacce -, le testimonianze infangate ad arte, la fuga dal carcere di Dutroux nel 98, il fallimento della commissione d’inchiesta parlamentare nata nel 96, anch’essa vittima di minacce e intimidazioni.
Il “processo del secolo” slitta sempre di più, le accuse si sgonfiano, gli imputati eccellenti vengono tutti assolti, chi per insufficienza di prove, chi per vizi di procedura.
Anche lo choc del paese, che nel 96 scese in Piazza per chiedere giustizia, pian piano sbiadisce.
Régina Louf, la cosiddetta testimone «X1», viene dichiarata pazza, e i suoi avvocati inquisiti.
Régina aveva riconosciuto Dutroux e Nihoul alla televisione.
Sosteneva di essere stata venduta e stuprata sin da bambina, e di aver partecipato a baccanali con altri minorenni, costretti a compiere bestialità d’ogni tipo, per poi finire torturati e uccisi.
Inoltre, indica Nihoul come uno degli assassini di una sua amica, Christine van Hees, 16 anni, ritrovata carbonizzata nel 1984.
Le testimonianze di Régina portano alla memoria elementi emersi in un passato ormai distante, che fanno temere una continuità “sistematica” di queste pratiche aberranti in certi ambienti.
Nel ’79, una banale storia d’infedeltà coniugale si trasformò in un caso esplosivo.
Il medico André Pinon, indagando su una presunta infedeltà della moglie, scoprì che i tradimenti di quest’ultima si consumavano in parties estremi, i cui partecipanti appartenevano alle più alte sfere della società belga: politici, membri della casa reale, ufficiali della NATO.
Le registrazioni effettuate ai danni dell’ex Signora Pinon, parlano con dovizia di particolari di minorenni sequestrati e violati in questi festini.
Queste registrazioni furono affidate al giornalista Jean-Claude Garrot, che intraprese un’inchiesta privata sul marciume venuto alla luce.
Il frutto dell’inchiesta, il cosiddetto “Dossier P”, venne realizzato affrontando durissime minacce e utilizzando ogni mezzo, anche ambiguo, se non illecito.
Tra i personaggi più sinistri esaminati da Garrot, troviamo l’ingegnere atomico Paul Latinus.

Teniamo a mente questo nome, perché a questo punto si apre un’altra sotto-cartella, su una vicenda altrettanto odiosa.
Collegata?
Tutto è collegato.


La Banda del Brabante Vallone

Negli anni tra il 1982 e il 1985, la regione belga del Brabante fu flagellata dalle azioni di una misteriosa banda di criminali, che operava sanguinarie rapine nei supermercati.
Tratti distintivi: l’efficienza delle azioni (attacchi simili ad incursioni militari, fughe agilissime alla guida) e la spietatezza delle stesse (massacri senza senso, feriti inoffensivi giustiziati a sangue freddo, conflitti a fuoco con la polizia cercati, invece che evitati ecc.) a fronte della scarsità dei bottini.
La ‘Banda del Brabante-Vallone’ compì almeno 16 azioni terroristiche, lasciandosi dietro 28 morti e 40 feriti; le modalità d’azione ricordano non poco la vicenda italiana della “Uno Bianca”, anche  se non si capirà mai se questa familiarità tra le due bande sia solo frutto del caso o ci sia dietro un disegno comune. 
Dopo i primi sospetti, dovuti al professionismo e insieme all’efferatezza del gruppo, e dopo i lavori di una prima commissione parlamentare d’inchiesta, ostacolata in ogni modo dai servizi segreti locali (SDRAVIII e STC/Mob – manovrati dalle direttive statunitensi e britanniche), la banda del Brabante-Vallone, risulterà essere una cellula terroristica legata ad un’organizzazione locale di ‘Stay Behind’.
I servizi belgi preferirono ergere un muro di silenzio, piuttosto che collaborare in misura anche minima alle indagini, a prezzo del loro stesso scioglimento.
Evidentemente, contavano più gli ordini delle reti segrete straniere, piuttosto che quelli dei Ministeri della Giustizia e della Difesa, da cui in teoria sarebbero dovuti dipendere.
La ricerca della verità non venne però abbandonata,  grazie anche allo sdegno della popolazione e della stampa, e nel 1997 una nuova commissione parlamentare produsse uno sconvolgente rapporto sulle connessioni tra ‘Banda del Brabante’ e ‘Stay Behind’.
Il rapporto denunciava errori, omissioni, insabbiamenti e depistaggi da parte di chi indagò sulla banda.
Il rapporto ipotizzava anche una qualche collaborazione tra i servizi segreti dell’esercito e il WNP, un’organizzazione d’estrema destra sviluppatasi nel 1979 dal ‘Front de la Jeunesse’ del 1975. 
Già negli anni della Banda, il gendarme Martial Lekeu aveva denunciato collegamenti tra i terroristi, la gendarmerie e i servizi, prima di dover fuggire dal Belgio a causa di minacce di rappresaglia violenta.
E’ una storia che conosciamo bene anche in Italia: uomini dei servizi compiono atti terroristici per destabilizzare l’opinione pubblica e preparare l’ordine democratico ad un golpe che dia una svolta a destra.
I Servizi Segreti non sono mai stati deviati, se non a livello programmatico.
Il terrorismo è un affare di stato, richiesto dal Patto Atlantico in chiave anti-comunista.
Nel 1990 nella sede del ‘Westland New Post’ furono rinvenuti documenti sulla Nato e sulla Gladio belga; WNP fece capire sfrontatamente di averli ricevuti dagli stessi servizi segreti.
L’uomo del WPN al centro degli intrighi tra estrema destra e servizi nazionali e stranieri era proprio Paul Latinus.
Dopo una carriera che passa per la DIA, il ‘club degli ufficiali di riserva del Brabante’ (organizzazione militare anti-comunista), il ‘Front de la Jeunesse’, l’organizzazione del WNP, collaborazione con la NATO, Latinus torna in Belgio dopo un esilio volontario nel Cile di Pinochet, proprio nell’81, poco prima dello scoppio di violenza e terrore innescato dagli atti della banda.
Il giornalista Jean-Claude Garot, autore di un’inchiesta sull’estrema destra, ha indagato a lungo su Latinus.
Questi, arrestato nel 1984, confermò le conclusioni cui la commissione su Gladio sarebbe giunta solo dopo anni ed anni: la banda del Brabante fu un’operazione terroristica di governi stranieri sul suolo belga, condotta con l’appoggio dei servizi interni.
Le confessioni di Latinus però ebbero vita breve: il 24 aprile del 1985 fu trovato morto, impiccato con la corda del telefono.
I dubbi se fosse davvero un suicidio o un omicidio camuffato non sono mai stati sciolti.
Il dettaglio più sconvolgente, però, è che Latinus possedeva una copia del “Dossier P”.


A mio parere, il quadro è piuttosto chiaro.
Lo scandalo Pedofilia e gli omicidi del Brabante sono collegati?
TUTTO E’ COLLEGATO.
I riti bestiali e sanguinari dell’alta società, all’apparenza inspiegabili, o semplicisticamente intesi come frutto di pura perversione, in realtà sono un allenamento per rendersi capaci di tutto.
Perché il POTERE ha un nemico, che per decenni di guerra fredda è stato confuso col Comunismo, ed è un nemico potente, che va affrontato con ogni mezzo.
< Addestrerò il mio cervello al male >, stuprando e uccidendo quanto vi sia di più innocente, per poter poi attuare piani militari, politici ed economici altrettanto perversi e sanguinari, per combattere a 360° questo nemico.
Il Comunismo è morto, ma la minaccia che sventola davanti ai signori dell’Occidente rimane reale e sarà sempre combattuta, in una guerra eterna: la minaccia di UNA SOCIETA’ EGUALITARIA.

Quello che sostengo, infatti, è che esiste un’oligarchia di bianchi signori del male, demoni o umani poco importa, un potentato trasversale, “multinazionale”, infiltrato a tutti gli alti livelli istituzionali: politica, esercito, magistratura, banche, imprenditoria.
Bilderberg, Massoneria, P2, la setta Skulls & Bones, Stay Behind, sono alcune delle manifestazioni di cui si sa qualcosa, perché evidentemente hanno dovuto esporsi di più, muovendo anche passi falsi.
< E’ un numero d’uomo > scrive Giovanni nell’Apocalisse, proprio per dire che il 666, “numero della bestia”, ha le caratteristiche dell’imperfezione.
Muovono l’economia con l’obbiettivo di concentrare più potere possibile in meno mani possibili e vessare il resto della popolazione globale.
Perché non si limitano al comando: loro scopo è aumentare le vite in gioco (di qui il progresso tecnologico che incentivano, spesso a dispetto di una qualità reale della vita), per poi tenerle in una “zona grigia” priva di speranze.
Lo sfavillio del “nuovo che avanza” acceca dal “vuoto che avanza”, poiché il loro potere aumenta con l’aumentare delle persone sofferenti.
La piramide, simbolo massonico che campeggia sui loro dollari, così come nei Templi Massonici di Bruxelles, sarà più imponente tanto più la base sarà ampia.
Persino le illusioni di fuga che hanno immesso sul mercato, non fanno altro che procurare dipendenze: la droga, la pornografia, lo stesso internet.
Il motivo? Sono stregoni, e hanno scoperto che la Pietra Filosofale, per così dire, atta ad incrementare Capitale e Potere, è IL MALE ASSOLUTO, ottenuto dal dolore degli altri.
Ammazzati, torturati, imprigionati, mutilati in guerre senza ragione, ammalati dall’inquinamento.
Ma anche schiavi moderni, lavoratori sfruttati, precari, diseredati, vecchi in ospizio.
Drogati, anoressiche, obesi videodipendenti.
Fosforo bianco, proiettili, manganelli, ma pure debito pubblico, crisi economiche, terrorismo, TV, creazione di nuovi bisogni: ogni arma è valida per piegare la volontà delle masse.
Sono vampiri delle speranze della gente, che riducono in uno stato di castrazione.
E’ per questo che il movimento cosiddetto No Global andava affrontato a quel modo a Genova nel 2001. Ricordo bene le manganellate in testa, ma soprattutto il terrore.
Si doveva ristabilire chi comandasse. Farne tastare potenza e impunità.

E anche noi eravamo poco più che bambini.
E’ per questo, che nessuno, come sempre, pagherà.
L’OLOCAUSTO, l’APOCALISSE, è PERENNE.
E non ci salverà alcun Dio, o perlomeno non quello Cristiano: la battaglia “per la vita” dei Cattolici non è un modo per far proliferare le persone, ma in condizioni di penitenza?
Lo stesso Credo cattolico non è un manifesto della rinuncia?
Il Cristo sanguinante inchiodato nelle loro Chiese non potrebbe esemplificare meglio ciò che vogliono da noi: 

gente eternamente morente.
Non è la Chiesa Cattolica il più gran serbatoio di pedofili ad oggi noto?
Il Cristianesimo è allo stesso tempo il loro ariete ed il loro alibi.
Il mondo sanguina dalla notte dei tempi per il cilicio che questi dannati vi hanno stretto attorno.

9 Aprile del corrente anno


Laetitia mi parla di uno Spring Festival universitario a Louvain La Neuve, una cittadina sita proprio nella regione del Brabante Vallone (francofono), a 30 km circa da Bruxelles, e m’invita ad andar lì con alcuni suoi amici.
Ci saranno molte bands in concerto, e come headliners si esibiranno i ‘Vive la Fete’, un  bel gruppo che conosco già, avendone scaricato alcuni pezzi in Italia.
L’idea di ascoltare qualcosa di gradevole e soprattutto familiare, dopo molto, unita al fatto – lo confesso – di provare gelosia nel lasciare andare la mia bimba da sola con amici maschi ad uno Spring Fest, ha fatto sì che accettassi l’invito.
Non credo sia come quei party selvaggi americani che si vedono su ‘YouPorn’, ma meglio non rischiare.

Raggiungendo Louvain La Neuve via treno, passando da Ottignies (del cui comune fa parte), si nota la prima peculiarità di questo luogo pieno di sorprese: i mezzi di trasporto pubblici scorrono tutti nel sottosuolo, così che le vie cittadine siano quasi tutte zone pedonali.
La ragione di questa scelta urbanistica, va cercata nella giovanissima e particolare storia del posto.
Louvain La Neuve è una piccola città progettata dopo lo scisma linguistico belga generato dal violento dibattito negli anni 60, in modo da ospitare gli studenti dell’Università francofona, separatisi dalla sede fiamminga di Louvain.
Un insediamento che inizia a sorgere dal nulla nel 69, mentre il mondo è incendiato dalla protesta giovanile.
Ogni terreno di Louvain La Neuve è di proprietà dell’Università, anche se sempre più persone  (10.000 negli anni 80, fino ai quasi 30.000 di oggi) vi si sono stabilite nel tempo, accanto ai 15.000 studenti che ospita ogni anno accademico.
Appena sceso dal treno, mi sembra di provare ancora la stessa sensazione atmosferica di quando raggiunsi Bruxelles.
E’ un’aria da “resa dei conti”.
Io, Laeti e gli amici ci immettiamo nel flusso di giovanissimi biondi scesi dal treno, diretti chi agli stand chi al supermercato a prender da bere.
E’ pomeriggio, ma vedo già parecchi ubriachi.
Il centro si presenta come un’enorme spianata di cemento, coperto dalla pavimentazione, e le costruzioni, case, negozi ecc. sono tutte fabbricate con gli stessi ciottoli e mattoncini.
Sono case di pochi piani e sembrano tutt’uno con il lastricato.
Si vedono solo ragazzi in giro.
Mi ricorda una sorta di Urbino, ma costruita con i materiali tipici dei non-luoghi per eccellenza: i centri commerciali.
Ormai ho visto sorgere molti quartieri progettati e costruiti secondo questi criteri in Italia.
Louvain La Neuve però, nella sua a-storicità, non è impersonale, ma ha la personalità del PROTOTIPO.
Un modello sperimentato qui, pronto per omologare il mondo a propria immagine, succhiandone l’anima con la scusa della funzionalità.
Se non fosse invasa da questa bolgia di giovani dall’aspetto ariano, Louvain La Neuve sembrerebbe anch’essa un De Chirico (nell’era della globalizzazione, però): un luogo dove qualcosa sta per accadere, o forse sta già accadendo.
Il Brabante…una zona dove mettere in atto esperimenti di controllo sociale a due passi dai centri direzionali della Capitale.

Passiamo le ore ascoltando live, bevendo tantissimo e fumando marijuana.
Decine di ragazzini si svuotano per le strade. Mi ricordano il Mannequin-Pis.
Decine di studenti ridono sguaiati. Mi ricordano gli uomini nei miei sogni.
Tra le varie persone con cui attacchiamo bottone, c’è un ragazzo che ricopre un ruolo diplomatico a livello universitario e avendomi visto incuriosito, decanta le virtù di questo posto giovanile, pieno di vita, di locali, di fermento.
Mi spiega, con la competenza di una guida turistica, che la città è nota anche per lo ‘Science Park’, il primo del Belgio e il più vasto della Vallonia.
Un’area enorme, nata per sviluppare la cooperazione tra le industrie e l’Università.
Gli sorrido, mentre in realtà dentro di me ripenso alle prime occupazioni scolastiche contro le cosiddette “privatizzazioni”.
Dove questo ragazzo vede un ottimo modello di sviluppo per il paese, io riconosco con timore la mano lunga degli interessi privati sulla cultura, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Si avvicina l’ora dell’esibizione dei ‘Vive La Fete’.
Ci raggruppiamo tutti nella Piazza a loro destinata.
Mi gira la testa, ed inizio a sentirmi sempre più fuori posto; anche Laetitia mi sembra un’estranea. Forse è coinvolta.
Possibile che nessuno si renda conto che fa parte di uno spettacolo di marionette i cui fili sono tirati dall’alto?
Le casse iniziano a sparare musica.
Buio, volti eccitati.
     Louvain La Neuve l’hanno creata loro, gli stregoni del male, per sperimentare in vitro le proprie strategie di dominio globale, proprio sulla fetta di popolazione genericamente più critica: i giovani.
     Alcune luci dell’impianto si accendono e puntano le due sagome apparse sul palco; la folla accoglie il duo con un urlo unanime.
Hanno edificato un luogo senza passato, come una tabula rasa, dove concentrare uno zoo di cavie stordite dall’anestetico del divertimento e della socializzazione.
Un modello da esportare, come hanno fatto con le “fabbriche-rondine” nei paesi “in via di sviluppo”.
Con Facebook, si sono spinti ancora più in là, tramutando la socializzazione reale con una iper-socializzazione virtuale.
Progresso tecnologico in cambio di un’infanzia delle menti.
     Il cantante e chitarrista Danny Mommens veste Dark, mentre la scatenata Els Pynoo gli è complementare, bionda e agghindata come una bambolina non troppo vestita; canta con voce maliziosa, simulando orgasmi.
     Di certo nessuno si chiede che genere d’esperimenti si svolgano nello ‘Science Park’, quali direttive esso segua e perché.
Solo io so…l’ultimo sogno, quello dell’epifania, è da sveglio.
     Laetitia mi guarda sorridente, ma nelle sue pupille rosse vedo un vuoto senza futuro.
E mentre i ‘Vive la Fete’ cantano, io solo so che le loro tematiche spensierate (‘Nuit Blanche’, ‘Banana Split’, ‘Vivre sur video’ ecc.) e trasgressive (‘Merde a l’amour’, ‘Mon Dieu’) sono tutt’altro che innocue, ma fan parte di una strategia persuasiva ben precisa, mossa dagli stessi Demoni che hanno conquistato e seviziato il Congo , che praticano cacce alla volpe predando bambini innocenti, che manipolano le coscienze attraverso ogni media, che organizzano massacri nei supermercati se ciò dovesse servire ai loro fini.
     Col sembiante di Silhouette rosse retroilluminate dai fari, i due gran cerimonieri dell’inconsapevole Sabba in questo “giardino delle delizie” che è Louvain La Neuve,
sparano su una folla immemore le loro musiche e liriche Electroclash (genere “frivolo” e citazionista spinto all’inizio del nuovo millennio dalla scuderia d’artisti di un personaggio chiamato non a caso ‘DJ Hell’).

Non sono paranoico: i sogni mi hanno aperto la via per capire le loro trame.
Sono convinto che me li abbiano indotti loro stessi.
Loro vogliono che io sappia, perché hanno in mente qualcosa per me.
Questo spiegherebbe la mia destinazione alla burocrazia della Commissione, come discepolo di un professionista all’apparenza insospettabile.
E’ normale che negli ultimi tempi faccia qualche “scivolone” con l’alcool: sapere di far parte dei loro piani è insopportabile. 

< Mais qu'est ce que tu vois, Mon dieu,  Bang Bang! Bang Bang! >

I giovani, in questo luogo composto solo da giovani, alzano le braccia, ondeggiano le teste unanimi, ballano, si godono la festa.
La Festa.
Il momento del presente per eccellenza.
Uno stato d’essere precario.
E, autoestinguendosi, senza futuro.
E allora bevo, fumo, stampo un bacio falso sulle labbra di Laetitia, ballo, smozzico parole  sovrastate dalla musica e faccio ciò che vogliono, coloro che hanno reso il vivere stesso una persistente Apocalisse.
Vogliono non farmi pensare.
Di quello, si occuperanno loro.
E allora, sì:
< Vive la Fete! >
< Vive la Fete! > 
< Vive la Fete! >