giovedì 20 marzo 2014

A stir of Echoes


Sulla via di chi ha violato le regole dello stormo,
alla distanza di un sorriso di mare dalla Sentina,
siede un uomo di pietra, assiso su un trono di roccia, col volto nascosto tra le ginocchia piegate.
Un pescatore di mille anni e dalla pelle di cocco mi ha detto che quella figura rannicchiata dovrebbe essere l’anima di un dado statico.
Un essere di terra e d'acqua, le cui potenzialità si sono sedimentate fino a pietrificarsi.
Ora l'uomo di travertino è disperato, lo si capisce senza alcun dubbio dalla posizione implosa.
E’ facile immaginare che sia affranto perché così immobile, attende invano qualcosa.
Un brandello di Verità, magari nascosto dietro un sorriso.
Un mondo migliore, il vagare di un abito colorato, 
o forse solo una donna che gli si sieda a fianco.

Ultimamente, quando in bici mi imbatto nell'omino sul suo 
trono/dado, fossilizzato in attesa di chissà cosa, vorrei sedermici vicino per spiegargli che sta sbagliando tutto. 
Lui attende di riempire l'incavo che ha accanto.
Ma basterebbe che si voltasse di spalle, anche solo per 
un istante e si accorgerebbe che, infatuato di un vuoto, un fantasma, dietro di sé ha dimenticato il mare. 
Il mare profondo. Il mare immenso. Il mare mutevole.
Glielo grido. Ma anch'io sono lontano, ormai. 
Lontano dall’omino, lontano dal mare.
Il mio messaggio si perde, tra le strida dei gabbiani, in un miscuglio di echi.