Parlavamo, scorrendo sull’asfalto morbido.
Io raccontavo della Turchia, della Siria.
Tu dicesti che l’amore è un sentimento sopravvalutato, e che
non sarebbe servito poi un grande sforzo nel regalarti qualcosa che si sarebbe
potuto chiamare, in maniera ragionevole, in quel modo.
Rimasi spiazzato, avendo sempre avuto un’idea assolutizzata,
un quarto Stilnovista e tre quarti Romantica, dell’amore.
Qualcosa che implichi passione, condivisione, costanza,
invenzione, sacrificio e
- per quanto lo si voglia “gratuito” - biunivocità.
Un insieme di condizioni che mi ha sempre reso parco non
tanto nell’innamorarmi quanto nel dichiarare un simile sentimento, che
immaginavo altisonante, come un fuoco che arde sempre, e che come il fuoco può
tanto scaldare che incendiare.
Yanartas, “pietra che brucia”, sulla Costa mediterranea
occidentale della Turchia,
è il luogo che ha dato origine al mito della Chimera.
Sul versante roccioso del Monte Olympos, fiamme perenni
sgorgano in maniera spontanea dal terreno.
Non c’è modo di estinguerle: se coperte in un punto, le
vampe si propagano
nei paraggi.
Gli antichi attribuivano il fenomeno al respiro della
leggendaria creatura polimorfa.
La metafora è che la fiamma che arde in eterno è generata da
un mostro.
La morale è che su questa terra forse crescono meglio i semi
del fuoco.